domenica, 30 settembre 2007


Ci sono pittori della domenica che dipingono tutti i giorni della settimana.


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sabato, 29 settembre 2007



Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino prima di riflettere le immagini.

Jean Cocteau


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categoria:assemblaggi
mercoledì, 26 settembre 2007



Alle volte ci si sveglia stanchi e svogliati. Guardi fuori dalla finestra e vedi un cielo plumbeo in totale assonanza con il tuo umore. E non hai voglia di fare nulla... E ti pare che sia tutto inutile... E ti chiedi cosa ci stai a fare al mondo...

Allora mi guardo allo specchio e rifletto mentre lui (lo specchio) riflette me. E mi domando:

- Per quale motivo dovrei privare l'intero universo del Mio splendore? -

Immediatamente dopo esco di casa.

Una volta mi sono dimenticato di indossare i pantaloni...







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categoria:facezie
martedì, 25 settembre 2007
^^





postato da: borisblack alle ore 22:18 | Permalink | commenti (18)
categoria:movie
domenica, 23 settembre 2007



La morte annuale della natura e il risveglio delle forze interiori di volontà si bilanciano nell’equinozio d’autunno. Esso segna un'inversione di polarità nella manifestazione delle forze divine, che nei mesi precedenti si erano espresse principalmente nelle forme della natura, nella luce trionfante del giorno e che ora incominciano a pervadere la libera volontà dell’uomo. Quando la luce del mondo declina, l’uomo inizia a percepire sé stesso come portatore di una luce invisibile, non soggetta a tramonto. In tal senso il “dramma spirituale” dell’equinozio ricapitola e sintetizza la vicenda della storia sulla Terra: fine dell’età dell’oro, oscuramento del divino nella natura, sorgere dell’autocoscienza, senso individuale di solitudine cosmica e di responsabilità.

Quel sentimento di malinconia, suggerito dalle foglie che ingialliscono e cadono, deve essere energicamente bandito. La nostalgia del passato, il lamento “tradizionalista” non si addicono all’uomo nobile (all’“arya”): egli sa che nel cosmo ciò che declina e muore è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità “faustiana” di porsi obiettivi e di perseguirli.

L’elemento alchemico dell’autunno è il Ferro: al ferro materiale che ha forgiato la nostra civiltà tecno-industriale deve corrispondere il ferro spirituale della volontà, concretamente – e razionalmente – esercitata.

Gli Dei benedicono l’azione concreta, la volontà che si afferma in progetti ben definiti o che si volge alla formazione di sé (alla Bildung).


Update (lun 24-09-07)

Se volte approfondire l'argomento del post andate sulla seguente pagina: http://www.centrostudilaruna.it/apequinoziodautunno.html


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categoria:assemblaggi
martedì, 18 settembre 2007






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categoria:foto
martedì, 11 settembre 2007

A me piace ricordarti così.







IL SIGNORE DEGLI ASINELLI


Viveva in un passato remoto ma per certi aspetti prossimo. Vagolava libero e nudo e come unico indumento una bandana che solitamente indossava sulla fronte. Era in perenne movimento dal capo di sopra a quello di sotto e nel suo piccolo era un Viaggiatore. Ma a causa della sua scura carnagione e giusto per intenderci lo chiameremo Il Moro. Compiva i suoi riti atavici bucolici selvatici alla macchia. Mediterranea. Brucava l'erba carponi insieme ai suoi amici asinelli. Non era di statura alta e del resto non vi era nulla di grande intorno tranne le Tombe dei Giganti e i Menhir. Un giorno nei suoi vagabondaggi allo stato brado i suoi passi lo condussero prossimo a una distesa acquatica sconfinata. Ebbe timore Il Moro e ritornò a rifugiarsi sotto i ginepri con intorno gli asinelli. A fare il fuoco per scaldarsi a mangiare le more per cibarsi a scolpire le punte delle sue frecce con l'ossidiana per cacciarsi nei guai. Forse. Ma quell'immagine dell'acqua in una veste così vasta gli ritornava di continuo in mente. Bella com'era e forse ancor di più. L'Acqua Salata. Un giorno per caso proprio quel dì i suoi piedi lo riportarono a sua insaputa di nuovo lì. E si fermò stavolta seduto sulla sponda a rimirare il mare e a contemplare l'orizzonte con aria stupida e stupita e poi la brezza tipica delle giornate che preludono alla fine della stagione. L'Estate. Smise il timor panico rilassandosi fin tanto che in lontananza scorse una forma inedita in controluce stagliandosi. Una forma che diveniva sempre più definita e vicina mentre il lungo pomeriggio declinava verso sera. Splendente d'indaco.

Una scialuppa con un tale a bordo. Un grugnito feroce esce dalle fauci del Moro. Ma è solo un attimo. Il tale con modi amiconi e sorriso complice abbagliante viene in pace. Ostenta una bandana bianca e neppure lui è di statura alta. Soprattutto quella morale. Ma questo l'ingenuo indigeno ancora non lo sospetta. Giusto per intenderci d'ora in poi lo chiameremo il MezzaSega. Simpaticamente. Ora torniamo un attimo indietro. Il Moro sulla riva con fare minaccioso tende il suo arco sta per far scoccare il dardo ma subitaneamente viene disarmato dal sorriso parato del MezzaSega in questione. Il Moro è subito attratto ammaliato stregato. Colpo di fulmine. Rivolge quel dardo come cupido suicida verso se stesso. Scoprirà molte cose dal MezzaSega nei giorni a seguitare. Moro offre da mangiare al MezzaSega il porcetto cotto sotto terra come da tradizione il quale dal suo canto ricambia con facezie varie e assortite e il Moro anche per effetto dell'abbondante libagione a base di nepente ride di gusto pur non capendo una mazza. Scambia il MezzaSega per un dio venuto in sua visita o un saggio che indica. MezzaSega indica la luna e Moro guarda dentro il pozzo.

Tiscali all'epoca era solo un monte niente più. Natura incontaminata selvaggia e neppure l'ombra di lottizzazioni e abusi edilizi abusivi. Moro guarda dentro il Pozzo Sacro e il Visitatore da dietro gli spiega che la bandana si può portare anche sopra gli occhi. E lo dice con voce suadente mentre accompagna le parole ai gesti. E lo benda dopo avergli chiesto il consenso informato che accondiscendente l'Ingenuo accetta esponendosi nella sua nudità. Gli innamorati sono ciechi. Si sa. Seguirono giorni felici. Una sera sul suo calare MezzaSega tira fuori un astuccio che contiene una tavoletta di legno a scacchi bianchi e neri. Posa la scacchiera sulla sabbia sotto gli occhi stupefatti dell'altro e dispone con cura tutti i pezzi e i pedoni nelle rispettive case. Poi spiega al Moro come si gioca. La logica degli scacchi è la stessa logica della guerra. La scacchiera è il campo di battaglia e i pezzi disposti uno di fronte all'altro sono i due eserciti che tra poco si affrontano. Devi creare tranelli per il tuo nemico. Prevenire le sue mosse e avere sempre una contromossa. Offri a lui un pezzo dei tuoi. Sfrutta le sue debolezze e la sua ingordigia. Prepara la trappola offrendogli i pezzi più pregiati. Una torre ad esempio. Ma anche due.

Quel giorno il Moro imparò a giocare a scacchi e perse la sua innocenza. Da quel giorno il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Gli uomini piccoli sono in grado di provocare grandi disastri.



postato da: borisblack alle ore 14:42 | Permalink | commenti (72)
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